mercoledì 23 febbraio 2011

Teoria dell'ettromagnetismo

II termine elettromagnetismo indica l'insieme dei fenomeni elettrici e magnetici (di origine naturale e artificiale) e delle relazioni esistenti fra di essi. Alla fine dell'Ottocento la teoria di Faraday e Maxwell sostituì al concetto di "forze" precedente quello più innovativo di "campi", chiarendo che ogni carica, positiva o negativa, genera nello spazio una "perturbazione" che viene percepita da un'altra carica come una "forza". Ne consegue che un "campo" è nello stesso tempo la condizione dello spazio capace di produrre una forza e l'azione per cui essa viene prodotta, viene generato da ogni singola carica ed esiste a prescindere dal fatto che un'altra carica sia o meno presente nel campo. Elemento decisivo di questa svolta fu la comprensione del fenomeno della luce come campo elettromagnetico (CEM) rapidamente alternante, che si propaga nello spazio in modo ondulatorio. Ora, mentre nella fisica classica lo spazio era concepito come un "vuoto in cui si muovono corpi solidi", questa nuova concezione metteva di fronte alla presenza di onde. Dunque in un primo momento si pensò che, così come nell'acqua le onde si propagano per vibrazione, anche i campi, come stati di tensione meccanica, si muovessero sotto forma di onde elastiche in un elemento sottile (che fu chiamali "etere") che doveva riempire tutto lo spazio. Pochi decenni più tardi Einslein, giungendo all'interpretazione della radiazione EM poi accettata dalla meccanica quantislica e ancora attuale, chiarì che i campi elettromagnetici sono entità fisiche che non possono essere spiegate meccanicamente e capaci di propagarsi anche nel vuoti). In effetti la loro propagazione può trovare impedimento (in particolare nella componente del campo elettrico) proprio dalla presenza di materie che frapponendosi creano schermi più o meno efficaci.

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